23 Novembre 1980 - Ore 19.35


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I Volontari

I Buoni Samaritani del 2000


Altro nome non si trova per dipingere un fenomeno nuovo e antico:
Il Volontariato, Solidarietà.
Resta intrigante la parabola del Buon Samaritano:
la figura di uno sconosciuto che cura un’altro sconosciuto,

ha un valore universale.
Il prossimo, la persona da aiutare, non è definizione

della cerchia degli amici, dei familiari, della propria
nazionalità. Il Friuli lo sa bene; lo ha sperimentato sia
durante la tragedia del Vajont che nel terremoto.
Il Volontariato organizzato non conosce distinzioni di

Nord e Sud. L’unica misura della Solidarietà è il bisogno.
Ai bisogni materiali si aggiungono le sofferenze
post- industriali, di disattamento, deviazioni giovanili,

paura di vivere.
Che fare?
Con rapidità ed elasticità, la generosità ha inventato più di

dieci milioni di Volontari. L’intervento singolo si dimostra sempre più insufficiente.
Intelligenza e premura hanno consigliato di organizzare la Solidarietà.
Il che non significa trascurare l’attenzione immediata,
rapida e nascosta, alle persone in difficoltà.
Oggi urgono nuova efficienza e un rinnovato salto di qualità: “formare e coordinare” sempre

più i Volontari.
Serve poi che lo spirito del Volontariato sia assimilato da chi lavora nell’Assistenza Pubblica

e nelle Cooperative di Soccorso.
Il nuovo, dunque, comincia sempre dall’educazione e dalla cultura.


Felice Preziosi



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