23 Novembre 1980 - Ore 19.35


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Scene di Vita

Le Scene di Vita

di quei giorni.....

Novanta secondi e nulla fu più uguale.
Domenica 23 novembre 1980, ore 19,35.
La data che segna il prima e il dopo.
Cambiò la vita di milioni di persone.

Infatti in 2.998 persero la vita in quella calda, inquietante sera di 29 anni fa. L’Italia sognava in bianco e nero; la tv a colori era un privilegio ancora di pochi, specie nei piccoli centri del Sud.
Sandro Pertini era il Presidente della Repubblica, Arnaldo Forlani era il capo del Governo e Virginio Rognoni era al Viminale. La classe politica del Mezzogiorno a Roma contava, eccome che contava.
Per 90 secondi tremarono l’Irpinia, la Basilicata e l’Alto Sele. Furono rasi al suolo "presepi" dell’Appennino e casermoni malfatti delle periferie. Una tragedia immane, subito evidente agli occhi dei primi soccorritori partiti nella notte per paesi irraggiungibili. Solo a Roma non capirono, infatti la Protezione civile nascerà in seguito, figlia di queste macerie.
"Fate presto" titolò il Mattino, un urlo dal fango che impressionò il mondo intero.


"Fate presto" titolò il Mattino, un urlo dal fango che impressionò il mondo intero.
Il sisma del 1980 distrusse vite, alterò la geografia dei luoghi, stravolse modelli sociali, suscitò ingenue speranze, produsse laceranti delusioni. Eppure quelli furono i giorni del volontariato e della solidarietà. Centinaia, migliaia di giovani accorsero dal Nord nel profondo Sud per sostituirsi ad uno Stato assente e impotente. Li chiamarono "angeli" del terremoto.


Forse, fu l’ultima mobilitazione popolare nel nome dell’unità d’Italia. Ogni centro raso al suolo ha avuto il suo "villaggio piemontese", la sua "piazza Parma", la mensa emiliana, segni concreti di una solidarietà operativa.
Ha un alto valore civile l’invito ai volontari dell’80 a ritornare nei centri del "cratere" per vedere di persona quel che sono oggi quei paesi.


Perché 29 anni dopo - "l’osso della Campania" non è certo diventato "polpa", ma ha provato almeno a cambiare – così diceva Giustino Fortunato.
Sanando antichi svantaggi, mostrando dignità, restando Italia, senza mai contrapporsi a luoghi meglio sviluppati del paese.
Il 23 novembre, alle 19,35 di ogni anno, c’è chi si fermerà un attimo per ricordare.
Chi ha il dono delle fede forse si segnerà in memoria di tanti lutti.
Chi possiede il laico dubbio della ragione, si interrogherà su quel che andava fatto meglio e di più, ma non è stato fatto.


Felice Preziosi



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